L’operatore socio-sanitario e le prestazioni sanitarie

L’Agenzia delle Entrate è stata chiamata ad esprimere un suo parere in merito alla possibilità di applicare l’esenzione dall’Imposta sul Valore Aggiunto per le prestazioni rese dall’operatore socio-sanitario.

Qui trovate il parere e sotto il nostro riassunto con il commento: https://goo.gl/jF6x7Q

In particolare una società operante nel settore dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) in diverse regioni italiane chiedeva di considerare le prestazioni dell’OSS esenti ai sensi dell’art. 10, primo comma, n. 18), del Dpr n. 633/1972. Questa norma dispone che sono esenti dall’imposta “le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a 5 vigilanza, ai sensi dell’art. 99 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, ovvero individuate con decreto del Ministero della sanità, di concerto con il Ministro delle finanze”.

L’Agenzia delle entrate ha risposto con la propria risoluzione 90/E del 2018, negando tale possibilità.

Riforma Lorenzin e la figura dell’Operatore socio-sanitario

La posizione del fisco si è sostanzialmente basata su un parere del Ministero della Salute, che ha ribadito, anche dopo la riforma Lorenzin che delle professioni, come l’operatore socio sanitario continua ad essere identificato come un operatore d’interesse sanitario di cui all’articolo 1, comma 2, della legge n. 43/2006 e non non può essere assimilabile alle professioni sanitarie che conseguono un’abilitazione all’esercizio professionale all’esito di un corso triennale universitario.

In questa posizione del Ministero della Salute non c’è nulla di nuovo. Quello che ancora una volta ci dispiace rilevare è che in molte Regioni, sopratutto in quelle del Nord Italia, si continua ad ignorare e ad affidare agli operatori socio sanitari compiti che appartengano ad altre figure professionali (personale infermieristico in primis), soprattutto per quello che riguarda l’assistenza a domicilio di malati cronici in gravi e gravissimi condizioni.

La distinzione alle famiglie può apparire eccessivamente formalistica e spesso la presenza del supporto dell’OSS è visto come una manna dal cielo in un territorio che spesso è carente di adeguata assistenza a domicilio. Ma si tratta di una distinzione importante sotto diversi punti di vista, ne citiamo almeno due: il primo riguarda ovviamente la tutela del paziente, che ha tutto il diritto di avere un operatore con le qualifiche necessarie. La seconda questione riguarda invece chi deve farsi carico della spesa, il D.P.C.M. Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza è chiaro su questo punto: l’assistenza infermieristica è a carico del Servizio Sanitario Nazionale, mentre per le prestazioni degli Operatori Socio Sanitari la questione è molto più articolata ed in alcuni casi il Servizio Sanitario Nazionale si prende a carico solo il 50% della spesa. La quota restante è a carico delle famiglie o dei fondi per l’assistenza sociale (che cambiano a seconda del luogo di residenza).

Patrick Creux.

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