Legge di bilancio 2018: novità per i caregiver?

Qualche giorno fa, abbiamo pubblicato l’analisi (critica) di Elena Malagoli sul disegno di legge in discussione, ormai da tempo, in Parlamento sul tema dei caregiver. Tra i punti di debolezza del testo, emergevano, in particolare, la mancanza di copertura finanziaria delle iniziative previste e il carattere di volontarietà attribuito all’attività del caregiver.

Con l’emendamento alla manovra finanziaria per il 2018, votato ieri, all’unanimità, dalla Commissione Bilancio del Senato, vengono introdotte due novità.

Da un lato, viene definita normativamente la figura del caregiver, qualificata sulla base dell’attività svolta (si tratta di chi “assiste e si prende cura”), a favore di una persona appartenente alla propria cerchia familiare (in particolare, a beneficiare delle cure del caregiver possono essere il coniuge, una delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o il convivente di fatto, un familiare o un affine entro il secondo grado o, in casi specifici previsti dalla legge 104/1992, anche un familiare entro il terzo grado”) che si trovi in condizioni predeterminate (nello specifico, “a causa di malattia, infermità o disabilità anche croniche o degenerative non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisogno di assistenza globale e continua di lunga durata o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 18/1980”).

Dall’altro, viene istituito, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare, con una dotazione iniziale di 60 milioni di euro (20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020).

È certamente presto per capire se la manovra 2018, così emendata, potrà segnare un primo significativo passo verso il riconoscimento della figura del caregiver. Certo è che allo stanziamento dei fondi – il cui impatto, in concreto, sarà da valutare in termini di attribuzione effettiva alle singole famiglie – non corrisponde l’immediata finanziabilità di interventi. Il fondo è, infatti, destinato alla “copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare”. Sarà, quindi, ancora il legislatore a dover intervenire in prima battuta e sarà proprio nella definizione degli interventi legislativi finanziabili che si giocherà la vera partita.

Chérie Faval

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