Le politiche sociali in Italia che non riescono ad adattarsi alla nuova realtà

Nell’edizione di oggi de La Stampa a pagina 6 e 7 ci sono due articoli che parlano di welfare in Italia, in particolare dell’assistenza in casa di anziani e disabili e delle difficoltà per le donne a mantenere un lavoro dopo la nascita dei figli.

Gli articoli per chi vive quotidianamente queste situazioni non dicono nulla di nuovo, anche se c’è qualche dato interessante. Non sto qua a riprendere quanto scritto, però vedere queste due pagine affiancate è un bel simbolo di cosa è diventato di come lo Stato è diventato incapace a fare politiche in questi due settori. In passato, probabilmente, non c’era bisogno di investire ingenti risorse nella cura di anziani, disabili e bambini perché lo Stato pensionava le donne a poco più di 40 anni, delegando a loro tutte le attività di cura.

Si trattava di un sistema ingiusto, perché le possibilità di assistenza dipendevano dalla presenza in famiglia di una donna che assumeva il ruolo oggi chiamato caregiver. Non tutti disponevano di questa possibilità, ma nella grande famiglia patriarcale di un paese poco urbanizzato coloro a non avere un caregiver in casa erano probabilmente pochi e per risolvere questi problemi sporadici potevano essere sufficienti pochi interventi puntuali e non programmati e le basse pensioni di invalidità erano sufficienti ad integrare il reddito delle famiglie.
Ulteriormente ingiusto anche perché del pensionamento anticipato ne beneficiava anche chi non aveva carichi di cura in famiglia e si ritrovava a carico del sistema previdenziale in un’età ancora molto produttiva.

E non apro la parentesi sull’uso elettoralistico di tutte le provvidenze a favore degli invalidi, in quanto sappiamo tutti che in certe zone del Paese c’era un numero “anomalo” di invalidi.

Oggi non è più così e lo Stato non ha più le risorse per usare in modo distorto gli strumenti previdenziali per fare politica sociale. L’età media della pensione in Italia è tra le più alte al mondo e pochi anni dopo il pensionamento più che ad assistere i famigliari i nostri anziani hanno bisogno di essere assistiti.
Ma in tutti questi anni non si è mai pensato ad una riforma seria dell’intero settore e si è arrivati alla situazione raccontata dagli articoli (uno degli articoli è disponibile on-line qui: L’esercito delle badanti tuttofare. Ora sono più degli infermieri).
Il giornalista Paolo Russo evidenzia come la spesa per assistenza agli anziani nel nostro Paese è pari allo 0,6% del Pil, contro una media Ocse dell’1,4 e la carenza di strutture pubbliche rispetto ai paesi del nord Europa.
Forse la soluzione non è necessariamente quella suggerita tra le righe di incrementare le strutture pubbliche, come ha dimostrato l’esperienza recente della Regione Valle d’Aosta, che si è vista costretta a chiudere e/o riconvertire (perché diventate troppo costose) numerose micro-strutture costruite nel corso degli anni per permettere agli anziani un’istituzionalizzazione vicino ai luoghi di residenza. Ma ripensare il sistema per adeguarlo, anche in termini di risorse economiche, alla nuova struttura sociale del Paese è un’esigenza indifferibile.

Termino con una piccola riflessione sull’articolo del padre discriminato e demansionato perché ha deciso di fruire dei congedi di paternità. E’ difficile (soprattutto culturalmente) distogliere le madri dalle necessità di cura del bambino nei primissimi mesi di vita, quindi per evitare che per un’azienda sia molto più conveniente assumere un uomo occorrerebbe caricare sui maschietti quasi tutto il carico contributivo per le prestazioni legate alla tutela della maternità e della paternità, mettendo le aziende di fronte a questa scelta: assumo una donna con il “rischio” che faccia un figlio e si assenti dal lavoro o assumo un uomo che mi costa molto di più in contributi?

Patrick Creux

Se hai ancora 5 minuti leggi il post d Elena Malagoli sui caregiver in Italia.

Chi sono i caregiver in Italia e cosa sta preparando lo Stato per loro

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