La prima sentenza del 2020 del Consiglio di Stato riguarda la disabilità

La prima sentenza del Consiglio di Stato del 2020 ha come tema la disabilità. Si tratta di una sentenza molto importante per diversi motivi.

La vicenda è la seguente: un adolescente con disabilità, a causa dell’aggravarsi delle proprie condizioni, non era più in grado di frequentare la scuola e i genitori, nel settembre 2017, chiedono all’ULSS competente l’inserimento in un centro diurno, come suggerito dagli specialisti che seguono il ragazzo. L’ULSS risponde che non è possibile procedere ad un inserimento a tempo pieno in quanto non collocato in posizione utile nella graduatoria. Nell’attesa dello scorrimento della graduatoria il ragazzo è inserito in un centro diurno a tempo parziale con spese pagate dalla famiglia e parzialmente rimborsate dall’ULSS con un voucher della Regione Veneto di 700,00 euro mensili.

I genitori presentano un ricorso al TAR per il Veneto contro il mancato inserimento nel centro diurno, chiedendo altresì il risarcimento dei danni. A seguito del ricorso il ragazzo viene inserito in un centro diurno a tempo pieno nel luglio del 2018.

Il processo al TAR di Venezia si dilunga, anche a causa del raggiungimento della maggiore età da parte del ragazzo e della conseguente necessità di richiedere l’autorizzazione al giudice tutelare di proseguire il contenzioso, e, con la sentenza 943 del 26 dicembre 2018, il TAR dichiara il ricorso improcedibile, in quanto in giudici sostengono che con l’inserimento a tempo pieno a partire dal 3 luglio 2018 il ragazzo non ha più interesse ad ottenere l’annullamento del provvedimento relativo al mancato inserimento. La sentenza respinge, inoltre, la richiesta di risarcimento danni non ravvisando nessuna colpa in capo all’ULSS relativamente al mancato inserimento nel centro.

La sentenza è appellata e il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1 del 2 gennaio 2019, ribalta le conclusioni del TAR di Venezia annullando comunque il provvedimento, “poiché l’interessato è stato privato fino a luglio 2018 di quel grado di assistenza socio sanitaria a cui aveva diritto al fine di consentirne un adeguato sviluppo educativo, di socializzazione, di occupazione, di costruzione della sua condizione di autonomia, tenuto conto delle sue gravi condizioni”.

L’ULSS aveva giustificato il mancato inserimento nel centro con la necessità di salvaguardia degli equilibri di bilancio e la mancanza di risorse disponibili, risorse che peraltro sono stanziate dalla Regione.

La sentenza è importante perché il Consiglio di Stato ritiene che il principio dell’equilibrio di bilancio “non possa essere invocato in astratto, ma debba essere dimostrato concretamente come impeditivo, nel singolo caso, all’erogazione delle prestazioni e, comunque, nel caso in cui la disabilità dovesse comportare esigenze terapeutiche indifferibili, il nucleo essenziale del diritto alla salute deve essere salvaguardato”. Secondo il Consiglio di Stato l’ULSS non ha dimostrato “che non vi sono alternative organizzative e di essersi, comunque, adoperato in ogni modo per rinvenirle o reperire ulteriori risorse finanziarie”.

Inoltre il Consiglio di Stato si spinge ad affermare che “le posizioni delle persone disabili devono prevalere sulle esigenze di natura finanziaria, principio che la giurisprudenza ha affermato a proposito del diritto all’educazione e al sostegno scolastico dei disabili, coniando anche il concetto di diritto al sostegno in deroga, deve trovare applicazione anche nell’ambito dell’assistenza sociosanitaria al soggetto riconosciuto disabile al 100% mediante erogazione delle prestazioni di volta in volta necessarie.”.

Infine la sentenza riconosce anche il risarcimento del danno alla famiglia per il periodo di mancato inserimento a tempo pieno pari a 10.000 euro più le spese legali di 5.000 euro.

Sul nostro sito potete scaricare entrambe le sentenze:
🔹 Sentenza del TAR Venezia
🔹 Sentenza del Consiglio di Stato

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