La domiciliarità dei non autosufficienti in Italia

In vari documenti dello Stato e delle Regioni e dei partiti politici vedrete spesso l’obiettivo di prevenire l’istituzionalizzazione e favorire la domiciliarità delle cure a favore delle persone non autosufficienti (anziani e disabili).

Anche per Hervé è stato così.

Cosa si nasconde dietro questo proclama, fatto da paroloni che tutti condividono?

Dietro al concetto di domiciliarità dei non autosufficienti in Italia c’è soprattutto la figura dei caregivers familiari.

Chi sono i caregivers? I caregivers sono quelle persone, quasi sempre membri della famiglia e donne, che si occupano gratuitamente delle cure a domicilio a favore dei non autosufficienti.

E per queste persone lo Stato che fa? Per rispondere a questa domanda non posso non citare una delle canzoni più famose di Fabrizio De André, Don Raffaé. E si perché per queste persone ad oggi lo Stato “si costerna, s’indigna, s’impegna e poi getta la spugna con gran dignità”. Questa figura non ha nessun riconoscimento giuridico a livello statale.

Della questione del caregiver sono già stati investiti, grazie al lavoro dell’Associazione Coordinamento Nazionale Famiglie di Disabili Gravi e Gravissimi, la Commissione delle Petizioni del Parlamento europeo e il Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti delle Persone con Disabilità (la petizione presentata da Maria Simona Bellini corredata di 31.866 firme è disponibile QUI)

Ci promettiamo di analizzare meglio il lavoro fatto da questi due organismi, commentando i documenti ufficiali. Comunque ad oggi entrambi questi organismi stanno facendo tutto ciò che possono fare: biasimare l’Italia per il mancato riconoscimento di questa figura.

In questi mesi si discute in Parlamento una nuova legge per inquadrare la situazione dei caregivers che reclamano da tantissimo tempo #unaleggesubito. I caregivers si chiameranno prestatori volontari di cura. Perché volontariamente (e gratuitamente) rinunciano alla propria vita per prendere cura di un non autosufficiente a domicilio.

Solidarizziamo molto con loro perché non è umano chiudere le persone nelle proprie case per attuare la tanto discussa domiciliazione.

Abbiamo letto la proposta di legge e sarà commentata nei prossimi giorni.

Oggi vorremmo vedere con voi come si diventa caregiver in Italia e se è veramente una scelta volontaria.

Per dare una risposta ripercorriamo un pezzo della storia di Hervé.

Hervé è uscito dall’ospedale e ci sono stati forniti il necessario per la nutrizione artificiale, apparecchiature per garantire la sua incolumità, alcune ore a settimane di fisioterapia e di logopedia.

Il progetto di cure domiciliari non prevedeva l’assistenza, secondo le istituzioni competenti non era possibile attivare, perché in altri casi di disabilità gravi di bambini l’assistenza è sempre stata garantita dalla madre e dagli altri membri della famiglia, usufruendo dei permessi lavorativi (fino ad esaurirli) se lavoratori dipendenti, rinunciando al lavoro se lavoratori indipendenti.

È così che spesso si diventa caregiver in Italia. In modo “volontario” si rinuncia a tutto perché, nonostante le leggi e le politiche che sostengono la domiciliarità, la domiciliarità si basa quasi sempre e prevalentemente su qualcuno che rinuncia alla propria vita.

Patrick.

2 Comments

  1. Proprio così, io ho esaurito il congedo straordinario e per seguire la mia bambina, con una grave disabilità, ho dovuto lasciare il lavoro….. magari fosse riconosciuta dallo stato questa nostra funzione …. che ci impegna ventiquattr’ore su ventiquattro…

  2. Io mi occupo da quasi trentanni di mio figlio tetrapegico per una negligenza alla nascita. le sue condizioni sono estremamente gravi e necessitano di un monitoraggio completo da parte mia. Da dieci anni ha la Peg. Ha frequenti problemi polmonari, e un sacco di altri problemi che non sto ad elencare. La mia sensazione è che questo tentativo di fare qualcosa per noi caregiver, ad elezioni avvenute finisca nel dimenticatoio. Con noi hanno sempre fatto così. Si fa un pò di pubblicità con casi che colpiscono, cone i disabili per alzare l’audience, poi il nulla.Mi piace molto questo sito, è da poco che lo conosco. Lo trovo molto ben fatto.

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