Dal Progetto individuale al Progetto di vita: cosa può cambiare in Valle d’Aosta il d.lgs. 62/2024

L’anno 2026 è iniziato con due interpellanze in Consiglio regionale della Valle d’Aosta sulla DGR n. 1418 del 24 ottobre 2025, che attua la sperimentazione del percorso verso il Progetto di vita previsto dal d.lgs. 62/2024 (Chiara Minelli con Eugenio Torrione e Andrea Manfrin).

Dopo il nostro post (QUI) e la lettera inviata in Regione con le osservazioni sulla deliberazione, oggi torniamo a parlare di Progetto di vita. Lo facciamo perché riceviamo tanti messaggi e commenti che ci chiedono, molto concretamente: cosa cambia davvero?

Quando si parla di “progetto”, spesso le famiglie pensano a un foglio in più: un altro passaggio, un altro modulo, un altro colloquio. La riforma introdotta dal d.lgs. 62/2024 prova invece a cambiare direzione: non un adempimento, ma lo strumento cardine per costruire i sostegni attorno alla vita reale di una persona, ai suoi desideri, ai contesti che vuole vivere, e non solo ai servizi disponibili.

In Valle d’Aosta questo tema non nasce oggi: esiste da anni il “progetto individuale” previsto dalla normativa nazionale (L. 328/2000) e declinato a livello regionale con la L.R. 14/2008, che disciplina presa in carico e UVMD. Questo impianto è stato anche oggetto di un percorso di riforma avviato nel 2025 dalla Regione, ma al momento fermo.

Oggi però la domanda diventa inevitabile: con la sperimentazione già avviata, cosa cambia, in concreto, per le persone con disabilità e le loro famiglie?

1) Il “vecchio” progetto individuale: utile, ma spesso ridotto a un elenco di servizi

L’art. 14 della L. 328/2000 parlava di “progetti individuali per le persone disabili”: nella pratica, lo strumento è nato per collegare tra loro interventi sociali, sanitari ed educativi attivati su richiesta.

In Valle d’Aosta, la L.R. 14/2008 ha previsto un progetto individuale “per la persona con disabilità”, approvato dall’UVMD, con:

  • prestazioni di cura, assistenza, riabilitazione, educazione/istruzione, formazione, inserimento lavorativo;
  • servizi alla persona e misure economiche;
  • un operatore di riferimento per coordinare e monitorare.

Sulla carta, quindi, un impianto robusto. Eppure molte famiglie hanno vissuto (e vivono) il progetto come qualcosa che rischia di diventare un documento che fotografa l’offerta disponibile, senza costruire risposte nuove.
Per esempio: dopo la scuola si attiva un centro diurno e il trasporto, oppure si prevede un laboratorio lavorativo o una borsa lavoro (con contributo dell’assistente). Tutte risposte importanti, ma spesso “a catalogo”, poco flessibili rispetto alla vita reale.

2) Il nuovo Progetto di vita: “della persona”, non “per la persona”

Il d.lgs. 62/2024 definisce il Progetto di vita come un progetto individuale, personalizzato e partecipato, che parte da desideri, aspettative e preferenze della persona e mira a individuare, in una visione unitaria, i sostegni (formali e informali) per migliorare la qualità della vita e partecipare in pari opportunità.

La prima differenza è culturale (ma produce effetti pratici): non si costruisce più a partire da “cosa c’è”, ma da che vita vuoi vivere e di cosa hai bisogno per viverla.

3) Cosa cambia nel metodo: un livello “sovraordinato” che coordina tutto

Il Progetto di vita non è un piano tra gli altri. È il livello che coordina e rende coerenti i vari piani e interventi (scuola, sanità, sociale…), evitando obiettivi in conflitto e pezzi che non dialogano.

In altre parole: non basta “accedere a un servizio”. L’idea è promuovere autonomia, potenzialità e autodeterminazione, con coprogettazione e sinergia tra istituzioni e territorio.

4) Cosa può contenere: obiettivi, sostegni, tempi, responsabilità… e risorse

Il Progetto di vita viene elaborato dopo una valutazione multidimensionale (fase istruttoria) e deve individuare:

  • obiettivi della persona;
  • interventi nelle aree:
    1. apprendimento, socialità e affettività
    2. formazione e lavoro
    3. casa e habitat sociale
    4. salute
  • servizi e misure di cura/assistenza;
  • un referente per l’attuazione;
  • tempi e verifiche periodiche;
  • risorse umane, professionali, tecnologiche, strumentali ed economiche, pubbliche e private.

5) Il cuore della personalizzazione: budget di progetto, sostegni “atipici” e accomodamenti ragionevoli

Nel nuovo modello, i sostegni possono essere:

  • quelli già presenti nell’offerta territoriale (come accadeva nel progetto individuale della L. 328/2000 e della L.R. 14/2008);
  • ma anche sostegni “atipici”, da costruire e attivare per quella persona, coerenti con ciò che emerge dalla valutazione multidimensionale.

Il decreto richiama un principio molto chiaro: misure, prestazioni e servizi del Progetto di vita possono essere “conformati” sulle esigenze emerse e avere un contenuto personalizzato rispetto all’offerta disponibile.

E per essere realizzabile, il progetto deve arrivare alla firma con risorse e integrazioni già definite, coinvolgendo anche i responsabili dei servizi che dovranno attuarlo (non rimandando tutto a un “poi vediamo”).

C’è anche un tassello nazionale importante: l’art. 31 prevede un Fondo per implementare progetti di vita che richiedono interventi non rientranti nelle unità di offerta del territorio; la dotazione è indicata in 25 milioni di euro annui (per tutto il territorio nazionale) dal 2025. Lo schema del decreto di riparto è stato oggetto di intesa tra Stato e Regioni nella seduta del 18 dicembre 2025, siamo in attesa della pubblicazione del decreto di riparto per valutare se queste risorse potranno essere sufficienti per sostenere una personalizzazione reale, siamo però molto dubbiosi perchè la dotazione nazionale complessiva è molto bassa.

6) Partecipazione vera: supporti alla decisione e comprensione

La partecipazione non è uno slogan: il decreto prevede strategie e strumenti per facilitare comprensione e decisioni, e consente che la persona sia supportata anche da qualcuno di fiducia che aiuti a esprimere scelte e a comprendere misure e sostegni. Questo vale anche se esistono misure di protezione giuridica.

7) E in Valle d’Aosta?

La Valle d’Aosta è inclusa nella fase sperimentale della riforma dal 30 settembre 2025 al 31 dicembre 2026. Dal 1° gennaio 2027 la riforma entrerà in vigore su tutto il territorio nazionale.

Sappiamo inoltre (e lo abbiamo già scritto) che la DGR n. 1418 del 24 ottobre 2025 ha approvato il Regolamento per la sperimentazione, con efficacia retroattiva dal 30/09/2025 e durata fino a dicembre 2026.

Quindi non stiamo parlando di un futuro lontano: la sperimentazione è già partita. Nel nostro post abbiamo espresso dubbi su questa deliberazione e sulle modalità di sperimentazione. E oggi sorgono domande sulla “personalizzazione” che non possiamo più rimandare.

Se la riforma è in vigore da oltre tre mesi e se il Progetto di vita promette personalizzazione e budget integrati, allora chiediamo (con rispetto, ma con la chiarezza dovuta alle famiglie):

  1. Cosa significa “personalizzazione” in Valle d’Aosta, concretamente?
    • Quali tipi di sostegni “atipici” sono realmente attivabili?
    • Come si definiscono e con quali tempi?
  2. Quali risorse verranno utilizzate per la personalizzazione? Solo nazionali o anche regionali?
  3. Quali capitoli di bilancio sono già attivi oggi (o quali fondi già esistenti verranno “ricomposti” e riconvertiti) per rendere possibili soluzioni personalizzate?
  4. Chi sarà il case manager del progetto, come verrà scelto e con quali responsabilità reali (non solo nominali)?
  5. Come si garantisce la partecipazione effettiva delle persone con bisogni comunicativi complessi e delle famiglie (supporti alla decisione, strumenti di comprensione, tempi adeguati)?

Un ultimo pensiero, per le famiglie

Il Progetto di vita, se fatto bene, può essere una svolta: non “domande a sportello”, ma un percorso che tiene insieme scuola, sanità, sociale, casa, tempo libero, amicizie, lavoro, autonomia. Una vita intera, non un pezzo alla volta.

E proprio per questo, oggi, la cosa più importante è la trasparenza: perché senza risorse, tempi, responsabilità e strumenti concreti, la parola “personalizzazione” rischia di restare solo una promessa.

Approfondimenti:

Per chi volesse vedere le due Interpellanze e le risposte dell’Assessore Carlo Marzi, può seguire il seguente link. Troverà la prima, la n.37, alle ore 9:55:22 e la seconda, la n.40, alle 10:37:50 – Consiglio regionale della Valle d’Aosta – seduta del 15 gennaio 2026

Continueremo ad approfondire questo tema e quello dei caregiver. Nelle prossime settimane dedicheremo un post all’impatto del disegno di legge sul caregiver familiare, approvato in Consiglio dei Ministri il 12 gennaio 2026, sul Fondo per le non autosufficienze: ad oggi lo strumento principale di sostegno, anche ai caregiver, attraverso i cosiddetti assegni di cura. Proveremo a mettere in luce i collegamenti tra questi due strumenti e cosa potrebbe cambiare per le famiglie con lapprovazione del disegno di legge.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *