Parlare di progetto di vita chiudendo i Centri Educativi Assistenziali

“OGGETTO: Chiusura dei C.E.A. per attività formativa.”
“Con la presente si comunica che venerdì 27 marzo 2026 gli operatori dei Centri saranno impegnati in un percorso formativo dal titolo, “Riforma in materia di disabilità d.lgs 62/2024”. Per permettere la frequenza degli operatori all’iniziativa, i C.E.A. resteranno chiusi all’utenza.”

Lo apprendiamo con rammarico dalla comunicazione inviata alle famiglie degli utenti dei Centri Educativi Assistenziali, che accolgono persone con disabilità gravissima.

Si tratta del percorso formativo della stessa Regione in programma per il 27 marzo “Riforma in materia di disabilità. Principi, diritti e progettazione personalizzata nei percorsi di vita”, cioè di un tema importante, che riguarda direttamente le persone con disabilità e le loro famiglie. Ed è proprio per questo che la scelta lascia perplessi.

Ci chiediamo infatti quale sia la logica di chiudere i C.E.A. nello stesso giorno in cui si propone un appuntamento che dovrebbe coinvolgere soprattutto le famiglie. Perché, concretamente, come dovrebbero partecipare? In presenza, se viene meno un servizio essenziale? A distanza, se nello stesso momento il centro è chiuso e il carico assistenziale ricade interamente su di loro? E chi dovrebbe rendere davvero possibile questa partecipazione?

La questione pesa ancora di più se si considera che i C.E.A. sono già chiusi ogni mercoledì pomeriggio per la formazione e che già a settembre 2025 c’è stato un periodo molto lungo di formazione sulla riforma per il personale coinvolto.

In queste ore, inoltre, una mamma caregiver ci ha scritto per dirci che il C.E.A. sarà chiuso per formazione del personale dal 16 maggio al 25 maggio, come già avviene ogni anno, magari in periodi diversi, ma con lo stesso risultato. Questo ci dice che non siamo davanti a un episodio isolato, bensì a una modalità organizzativa che continua a riproporsi e che, ogni volta, finisce per scaricare il proprio peso sulle famiglie.

Nessuno mette in discussione l’importanza della formazione degli educatori. Anzi, sappiamo bene quanto sia necessaria, tanto più in un contesto in cui gli educatori sono sempre meno. Ma proprio per questo il punto non è se fare formazione: il punto è come organizzarla, e soprattutto su chi far ricadere le conseguenze organizzative di queste scelte.

Perché i C.E.A sono anche frequentati dalle persone con disabilità di 50 o 60 anni, assistite da genitori che hanno spesso più di 80 anni. E allora diventa difficile non domandarsi chi sostenga, in quei giorni, tutto il peso dell’assistenza, della gestione quotidiana, della fatica fisica ed emotiva che ancora una volta viene riportata interamente dentro le case.

È qui che nasce l’amarezza. Perché mentre si parla di diritti, di progetto di vita e di partecipazione, nei fatti si assumono decisioni che rischiano di rendere ancora più difficile proprio quella partecipazione che a parole si dice di voler promuovere.

Per questo torna in mente una frase tanto nota quanto attuale: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.”
Il timore, purtroppo, è proprio questo: che si parli di riforma, che si moltiplichino parole importanti, ma che poi nella vita concreta delle famiglie continui a cambiare troppo poco.

Non basta parlare di diritti. Occorre creare le condizioni reali perché possano essere conosciuti, compresi ed esercitati. Altrimenti il rischio è sempre lo stesso: che le famiglie vengano richiamate nei discorsi, ma lasciate sole nell’organizzazione della vita quotidiana.

Su questo crediamo sia necessaria una riflessione seria. Perché la tutela dei diritti inizia certamente dalla conoscenza degli stessi, ma passa anche da decisioni coerenti, ragionevoli e rispettose della realtà concreta delle famiglie.

L’appuntamento promosso dalla Regione è questo: Per aderire da remoto seguite questo link (Riforma in materia di disabilità, l’ppuntamento on-line).

One Comment

  1. Ringrazio infinitamente, state aiutando le famiglie a fare sentire la loro voce. Queste chiusure servono solo a lasciare tutto sulle spalle della famiglia,e a rimanere nell’ignoranza senza conoscere i propri diritti,sembra fatto apposta

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